Preghiera

Svegliarci dal sonno

Il Regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa

Ti porrò nella cavità della rupe

Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe

11 giugno 2012

Io sono il Signore, colui che ti guarisce

Vocazione

storia di una vocazione al Carmelo

 

 

 

 

 

 

Saltem frequenter in vita

Quante volte la nostra preghiera è un lasciar sostare lo sguardo sul male del mondo, dimentichi della croce di Cristo: ci si consegna alla disperazione. Solo il non senso possiamo incontrare se, accovacciati alla sponda del male, come spettatori sprovveduti, spezziamo le reti della delusione nella pesca di una beneficenza spicciola. Dalla sponda del male non giunge altra risposta che pianto e lamento. La lontananza da Dio, la ribellione dell’intelligenza ostinata dell’uomo, la rivendicazione d’autonomia da lui, hanno solcato di male la storia degli uomini che dalle profondità di un sentire trasceso si fa «voce che grida all’uomo fino al suo ultimo respiro: oggi convèrtiti» (Vita e detti dei padri del deserto,II,223,10,Roma 1975).

monache carmelitane di cerreto

Si ha la presunzione di poter pregare per il male che ci affligge, ci schiaccia, ci divora, senza considerare la croce di Cristo, provvisti solo del nostro dolore. Se impariamo a pregare davanti al Crocifisso intravediamo l’amore di Dio per l’uomo, Cristo diventa la nostra preghiera, è il cuore della preghiera. Impariamo a ringraziare per ogni cosa: per il tribolare e il patire, per tutto ciò che ci accade e che accade al fratello, perché noi dobbiamo entrare nel regno attraverso molto soffrire, confortati dalla fede che ci consente di vedere «le prime luci del sabato» (Lc 23,54). Memore di quelle parole: «Tuo fratello risorgerà» (Gv 11,23), l’uomo di ogni tempo potrà costruire accampamenti di amore nella fatica delle attività più ordinarie, nello svolgimento dei compiti di ogni giorno, nella santificazione della ferialità, in quella preghiera dell’oggi e dell’attesa che non ha più parole.

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